Perché non funzionano i 5 euro nei distributori automatici

 
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Se il buongiorno si vede dal mattino, la nuova serie di banconote battezzata Europa non avrà vita facile. La prima a essere lanciata, quella da 5 euro, il taglio più diffuso e più utilizzato, sta infatti creando un sacco di problemi nei distributori e nelle macchinette automatiche. Nel primo mese di circolazione, dal 2 maggio scorso, per comprare le sigarette, mettere la benzina, pagare al casello dell’autostrada, il parcheggio, la metropolitana o acquistare una bibita è stato un autentico caos. Le bocchette, infatti, risputano senza pietà i nuovi biglietti. Non solo in Italia: anche all’estero, in particolare in Germania e Svizzera, la faccenda è esplosa fin dai primi giorni.

 
Problema fondamentale: il software delle macchinette che non riuscirebbe a leggere alcuni, inediti elementi antifrode incorporati negli sgargianti 5 euro. In particolare, sul banco degli imputati c’è la nuovascanalatura sul lato anteriore della banconota, che oltre tutto pesa più della precedente (0,71 grammi contro i 0,63 della vecchia). “ A seguito dell’introduzione della nuova banconota da 5 euro della serie Europa, operatori del commercio che gestiscono distributori automatici per l’acquisto di beni e servizi di largo consumo da parte del pubblico, nonché alcune associazioni di categoria, anche operanti a livello europeo, hanno denunciato problemi per ritardi connessi con l’aggiornamento del software di tali apparecchiature ai fini dell’accettazione della nuova banconota – ha scritto la Banca d’Italia, che sta supervisionando la questione – lamentele e segnalazioni al riguardo sono anche oggetto di attenzione sulla stampa. È opportuno sapere che il programma per sostenere l’adattamento delle apparecchiature al riconoscimento delle nuove banconote da 5 euro è stato avviato in ambito Eurosistema sin dal maggio 2011, con il coinvolgimento di tutti i produttori interessati. Ciò nonostante, mentre molti dispositivi di autenticazione delle banconote sono già in grado di riconoscere il nuovo biglietto da 5 euro, ci vorrà qualche tempo prima che tutte le apparecchiature della specie siano adattate”. Insomma, la soluzione è aggiornare, fare un bell’ update: “La Banca d’Italia invita pertanto tutti i possessori o gli utenti di dispositivi che non riconoscono le nuove banconote a contattare al più presto i relativi fornitori o manutentori per l’ aggiornamento dei software. A tal proposito sono già state interessate le associazioni di categoria degli operatori del commercio. Naturalmente per le transazioni in contanti, le banconote da 5 euro possono essere facilmente controllate mediante il semplice metodo “Toccare-Guardare-Muovere” come per la prima serie delle banconote euro”.
[banner network=”altervista” size=”300X250″] Tutto risolto, dunque? Neanche per sogno. A quanto pare, infatti, adeguarsi costa. E non poco. In alcuni casi è una spesa di poco conto (fra i 70 e i 100 euro) ma sono state segnalate situazioni che hanno superato i 500 euro. Alcune macchine sono infatti vecchie e non basta un veloce upgrade. Spesso, si rischia di doverla buttare e ricomprare una nuova da 5mila euro: “ Oltretutto – spiegano alla Federazione Italiana Tabaccai – i 5 euro non vengono stampati in un’unica zecca in Europa, quindi diverse aziende produttrici stanno ritardando l’aggiornamento per evitare che piccole differenze possano rendere comunque inservibile il nuovo taglio. Quando usciranno i nuovi 10 o 20 euro, saremo punto e a capo. Così diventa davvero un problema”. E la strana situazione, infatti, fatica a risolversi: fino a qualche giorno fa nove distributori su dieci rigettavano il sofisticato biglietto anticontraffazione. Senza contare che i gestori, intimoriti che possa di nuovo verificarsi un tilt del genere con i nuovi biglietti e visto il periodo di vacche magre, preferiscono aspettare e non rischiare di ripartire dall’inizio, con eventuali nuovi aggiornamenti del programma di gestione. Anche perché il numero degli impianti interessati è pachidermico – l’Italia è un paese in cui, in piena crisi, crescono quasi solo i distributori –20mila punti solo per le sigarette e 24.500 per la benzina. In quest’ultimo caso dall’Eni hanno fatto sapere che ci vorranno almeno altri due mesi abbondanti per adeguare la rete nazionale.
 
FONTEwired.it

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