Network aziendali a rischio? La risposta è Sdn

ALU-Nuage-Networks-SDN-4-Datacenter-602x338

La diffusione della virtualizzazione e l’esplosione del traffico dati su mobile stanno mettendo a nudo le carenze dei network aziendali esistenti, evidenziando il bisogno futuro di una nuova generazione di reti dinamiche e scalabili. Lo hanno detto gli analisti di Idc in occasione dell’evento Interop tenutosi questa settimana a Las Vegas.

Rohit Mehra, Vice President of network infrastructure della società di ricerca americana, è stato ancora più preciso: “cloud e mobility sono i due cambiamenti di paradigma chiave per i network enterprise, che devono cambiare per soddisfare le nuove esigenze di un’infrastruttura It che deve adeguarsi alla crescita esponenziale delle connessioni dati”.
Sono diversi, secondo Idc, i fattori che tenderanno a rendere presto incompatibili le reti attuali nell’ottica di servire adeguatamente i processi delle aziende di grandissime dimensioni. Il primo è la proliferazione di device mobili e il conseguente aumento del carico di lavoro per i data center: nel 2010, il 45% dei lavoratori enterprise hanno portato sul posto di lavoro i propri smartphone e tablet (fino a tre/quattro ciascuno) e nel 2020 saranno circa 30 miliardi i dispositivi connessi (via rete fissa o mobile) in attività. La connettività mobile, nei desideri degli utenti, dovrà essere ubiqua.
Il secondo fattore riguarda l’aumento delle applicazioni video; i filmati creati su YouTube e distribuiti sui network aziendali e i servizi di video conferenza e social communication online stanno attingendo in modo massivo alla capacità di banda resa disponibile dalle reti esistenti. Il boom dei Big Data, e la conseguente necessità di risorse di networking da dedicare a questi per essere analizzati, è un ulteriore elemento di pressione.
Il terzo, e forse più importante, è il cloud. Lo sviluppo del computing a nuvola ha creato secondo Idc aspettative difficilmente realizzabili circa la disponibilità/affidabilità dei network esistenti. Le risorse necessarie per gestire i servizi di tipo infrastructure as a service (IaaS) e le applicazioni rese accessibili in modalità software as a service (SaaS) non sono però risibili.
I budget di spesa dell’It stanno migrando verso soluzioni di public e private cloud, che richiedono in entrambi i casi connettività “always-on” per sistemi e utenti. I network tradizionali sono per questo sotto sforzo e non a caso i vendor di networking sono ormai focalizzati su apparati Ethernet oltre i 10 Gigabit, offrendo soluzioni di switching capaci di supportare sin d’ora la tecnologia a 40 e 100 Gigabit.
Combinando i tre fattori di cui sopra ecco che i limiti dei network esistenti emergono in modo evidente: questo l’assunto dell’allarme lanciato da Brad Casemore, research director for data center networks in Idc. Che però rassicura Cio e responsabili It: per ovviare a questi problemi, la è già disponibile e si chiama Snd, Software defined networking, tecnologia che in parole semplici permette di disaccoppiare il controllo delle risorse di rete così da rendere quest’ultima maggiormente scalabile in modo dinamico.
“L’Sdn – ha precisato Casemore – è un modello di networking nato per supportare le esigenze di cloud computing, virtualizzazione e multi-tenancy. I carichi di lavoro sono cambiati, la virtualizzazione ha richiesto la necessità di una maggiore flessibilità nel data center” I primi ad adottarlo sono stati grandi provider di servizi cloud e grandi Web company come Google, Facebook, Yahoo e Rackspace.
I principali fornitori del mondo networking (da Alcatel Lucent a Brocade fino a Juniper Networks) si sono mossi in questa direzione e anche i grossi vendor It come Hp, Dell, Ibm, Cisco e Oracle stanno allestendo offerte inerenti un sistema integrato di hardware e applicazioni (server, storage, networking e pannelli di controllo) per abilitare progetti Sdn. Altre aziende, come Vmware (che in questo campo ha investito 1,2 miliardi di dollari per acquisire Nicira) e Microsoft (oltre alla stessa Ibm), stanno puntando su dispositivi a basso costo controllati da avanzati sistemi software. E non mancano intorno alla galassia Sdn i fornitori di sicurezza e di servizi di supporto post implementazione.
[banner network=”altervista” size=”300X250″] Il nuovo paradigma delle reti virtuali. La chiave è nel software
Entro tre anni, come dicono da Idc, le soluzioni Software defined networking avranno confermato lo status di element “disruptive” di cui oggi sono accreditate? In attesa delle debite risposte dal campo, è però certo che questo settore oggi è fra quelli dell’intera industria It a crescere più velocemente. Proprio Idc, infatti, lo stima su scala globale in 360 milioni di dollari per il 2013 e in 3,7 miliardi per il 2016, con un incremento anno su anno superiore al 100%.
Un nuovo modo di creare, gestire e amministrare le reti, per “dominarle”, virtualizzarle, automatizzarle e centralizzarne la gestione: questi i principi chiave del paradigma Sdn. Perchè se virtualizzare server e apparati di storage in modo efficiente è ormai pratica consolidata, poter contare su un’infrastruttura di networking all’altezza della trasformazione cui sono chiamati i data center è tutt’altro che scontato.
Ed è qui entra in gioco la tecnologia: poter effettuare astrazioni delle risorse di rete significa permetterne una rapida (ri)configurazione sulla base di regole determinate e con una visione unificata. Uno dei player più attivi in campo Sdn, Alcatel Lucent, ha creato una start-up direttamente sostenuta, Nuage Networks (ha sede a Mountain View, nel cuore della Silicon Valley), e dato vita con essa a un ambiente software di seconda generazione che si caratterizza per il suo approccio olistico e a 360 gradi.
La soluzione in questione  si chiama Vsp (Virtualized Service Platform), è già in fase di test presso importanti operatori di reti di comunicazione (come la francese Sfr e la canadese Telus) e fornitori di servizi cloud nord americani ed europei (come la britannica Exponential-e) ed è completamente “software based” e “vendor independent”. Può quindi trovare applicazione con gli apparati di rete già esistenti e di qualsiasi fornitore, integrandosi con gli hypervisor più diffusi e garantisce connettività di rete senza soluzione di continuità all’interno e fra data center, oltre che fra data center e reti private virtuali aziendali.
Vsp è in sintesi una soluzione di tipo aperto, in grado di dare una risposta alle principali limitazioni in materia di networking che oggi ostacolano l’adozione dei servizi nella nuvola e con un target di utenza ampia ed eterogenea: aziende e organizzazioni di vario tipo, dalla sanità alle banche, alle public utilities, fino ai fornitori di servizi basati sul Web e agli operatori telco.
Il vantaggio promesso è quello di poter automatizzare l’intera rete del data center, riducendo il tempo di provisioning a minuti e garantendo notevole scalabilità dimensionale per supportare anche banche dati di grandissime dimensioni, con migliaia di clienti, ciascuno a sua volta con migliaia di utilizzatori.  Uno studio dei Bell Labs, in proposito, sottolinea come la Virtualized Service Platform di Alcatel Lucent migliori fino al 40% il grado di utilizzo e l’efficienza della rete e della medesima percentuale l’utilizzo dei server attraverso una maggiore mobilità dei workload fra una macchina e l’altra.

FONTEtechnopolismagazine.it

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Unisciti al nostro canale Telegram per essere sempre aggiornato su offerte e codici sconto! ➡️ CLICCA E UNISCITI
+ +
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: